thMario è certo uno dei nomi più diffusi in Italia. L'apparente successo di questa scelta genitoriale, per contro, trova il contraltare nell'involontario oscurare le singole unicità. Cosa distingue, inequivocabilmente, un Mario da ogni altro Mario? Un aggettivo qualificativo, un qualcosa che ne denota il carattere distintivo, un quid.

Se a Mario facciamo seguire il cognome Girotti, già vi è una scrematura, anche se non quell'inconfondibile unicità richiesta. Infatti, prima di colui che nacque nel 1939 a Venezia, ho trovato la notizia di un Mario Girotti cantante lirico e per la precisione baritono. Parenti? Chissà. E sui Girotti in campo cinematografico il predecessore d'elezione rimane l'attore Massimo (1918-2003; anche qui ci possiamo chiedere: parenti o no?).

Mario aveva indubbiamente la vocazione dell'attore cinematografico, nell'epoca in cui, i critici ancora distinguevano tra tipologie recitative; solo in seguito si è digerito il dato di fatto che un vero attore si può calare in ruoli differenti tanto in teatro (e pure qui ci sono non pochi generi distinti), che negli studi radiofonici, che televisivi, come nei set dei film. Aveva questa vocazione se, nell'ottobre 1951, a poco più di 12 anni e mezzo (ma dall'aspetto e crescita fisica ne mostrava qualcuno in più), già si cimentava in un ruolo; il film, prodotto dal milanese Mambretti, faceva parte delle pellicole distribuite nella stagione 1951-'52 dalla rinomata "LUX FILM" di Gualino. Portava titolo definitivo "Vacanze col gangster", e data la rilevanza del ruolo (il ragazzo capobanda Gianni), il nome dell'interprete Mario Girotti già vantava esser elencato nei titoli di testa. Nonostante, probabilmente per quel timbro tedesco nella pronuncia, parli doppiato dal collega Corrado Pani. E per correggere quel suo timbro, non accettato dai distributori, la prima parte della sua carriera parlerà sempre con voci altrui. Non poche le commedie ed i film drammatici dove, più o meno caratterista secondario o brillante giovane amoroso, come riporta per primo il suo sito web ufficiale.

Per perfezionarsi, come confermato da lui stesso, per un anno frequenta negli U.S.A. il prestigioso ACTOR'S STUDIO. 

Dopo un ruolo nel kolossal "Il Gattopardo", doppiato dall'attore Franco Fabrizi, e qualche posa occasionale come un soldato austriaco nella parodia con Franco e Ciccio "Il giorno più corto", entrambi Distribuzione Titanus, prende il treno della Germania; in Germania, grazie a quel tedesco appreso dalla mamma, trova pure l'occasione di partecipare alle prime pellicole in serie western europee (la serie WINNETOU).

Saputo che, anche in Italia si stavano producendo pellicole di genere western, ci ritorna, e stavolta prende l'occasione per diventare protagonista; dapprima in parodie comiche con Rita Pavone, poi in western seri e duri, quindi nel comico-western dei Trinità di fama poi internazionale. Parla per voce di Cesare Barbetti (attore-doppiatore di una delle non poche dinastie italiane), Giuseppe Rinaldi (attore e sex symbol), quindi Sergio Graziani. Nel 1970-'71 per un poco convincente "Il Corsaro nero", che sarà poi surclassato da quello con Kabir Bedi, lo doppia eccezionalmente Giancarlo Maestri; con i Trinità, la sua voce ufficiale in Italia diviene l'ingiustamente dimenticato Pino Locchi. Non poche le eccezioni, anche se trascorre un ventennio buono, come Michele Gammino per "Lucky Luke" o "Botte di Natale"...fino a quando, con Don Matteo, dal 2000 parla sempre con la propria vera voce, cosa che, se ne aumenta la credibilità, lascia un effetto strano sulle abitudini del pubblico.

Il "suo" pubblico, pur limitandoci agli estimatori siamo a livello mondiale, lo conosce e pensa col nome d'arte; quel nome d'arte coniato nel 1967 a scopo mercati anglofoni, ma che gli è rimasto etichetta per ogni altro genere e sottogenere che lo ha impegnato da quel momento in poi: "Terence Hill". 

Buona parte dei suoi fan, e son ormai diverse generazioni, d'ogni sesso e colore politico, d'ogni etnia e razza, come remix della comicità di Laurel and Hardy, non sa scinderlo dal nome d'arte di un collega col quale ha formato coppia 17 volte: "Bud Spencer". Bud in che senso? Nel senso della birra, avrebbe risposto, con serafica non curanza napoletana il campione di nuoto. Per entrambi, Bud e Terence, sono ben più le pellicole "da separati", che quei soli 17 film (i primi non comici) insieme; ed è arci-noto il come nacque casualmente la coppia.... eppure la massa dei fan, li vede soprattutto in qualità di premiata ditta "Spencer e Hill"...

Ecco, senza allungare il brodo in sterili elenchi di titoli, tra l'altro di facile lettura online, mi premeva soffermarmi su ciò. Cose che denotano la vocazione, comune a non pochi attori, non tutti Artisti, del gratificare le aspettative di afecionados e pubblico; pubblico di diverse estrazioni e fedi, ma accomunato dai bisogni. Bisogno di divertirsi coi sogni proiettati nel big screen. O al limite nel televisore di casa. 

I non pochi episodi componenti le serie "Don Matteo" (addirittura undici o dodici stagioni), personaggio perfetto per la maturità anagrafica, conquistano non esclusivamente la fetta dei più cattolici; va da sè che il Don Matteo "terencehilliano", va a riscattare quel Don Camillo che, se resta un banco di prova od un esperimento, personalmente valuto come un'opera prima "non nelle sue corde", probabilmente una forzatura... Per inciso, rilevo che il Don Camillo di Guareschi, per "fisic du role", l'avrei ben visto interpretato da un sanguigno Aldo Fabrizi o, per restare ad un termine più recente, per l'interpretazione di Carlo Pedersoli alias "Bud Spencer". Oltre al sacerdote, testimone e prova sacra del maturo "Terence Hill", convincono ed emozionano sia il "Doc West"(2009) che il "My name is Thomas" (2018-'19), così come lasciano malinconia e buoni sentimenti la guardia forestale delle prime tre serie de "Un passo dal cielo".

E ad un passo dal cielo restiamo noi, emozionati dalle meraviglie di questo mondo, cinema compreso, Attori maiuscoli compresi, ammirando le opere che ci lasciano; E ad un Mario, non più dispersivamente anonimo se identificato come "Terence Hill", eternamente grati per il meraviglioso mondo di emozioni godute, rivolgiamo un saluto ed un sincero augurio. Di Cuore.

Simone Riberto 29/03/2022